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Marea nera, sempre la solita BP

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di W. Kent

Quando ho saputo della notizia della marea nera nel golfo del Messico e' venuto subito in mente il caso della Exxon Valdez in Alaska. Gia' perche anche se la nave che causo' il disastro nel 1989 portava la sigla Exxon, il vero colpevole, come questa volta era la British Petroleum.

C'e eveidentemente del marcio dietro entrambi i disastri. Quando succedono queste cose il fattore piu' importante e' la rapidita' di applicazione della procedura di contenimento della perdita di petrolio. E' un dettaglio fondamentale in questo caso perche' e' proprio il mancato contenimento della perdita che causo' il disastro nel 89 e lo e' pure nel caso di questi giorni nel Golfo del Messico.

La cosa piu' frustrante e' che il contenimento di queste perdite e' in realta' una cosa abbastanza facile. Purtroppo, la evidentemente ancora piu' importante in questo caso e' che e' anche molto costosa, e la BP e' famosamente "tirchia" in questo senso.

Per contenrere una perdita di petrolio nel mare ci vogliono le "skirts" di gomma che devono essere calate sott'acqua molto rapidamente per evitare che la perdita si allarghi. Ma per poter agire rapidamente ed efficacemente le "skirts" devono essere pronte 24 ore al giorno, in grosse quantita' anche quando tutto va bene. Ci deve essere una squadra d'intervento, ben prepaprata e pronta ad intervenire in tempi strettissimi, perche', ripeto, la rapidita' della risposta e' assolutamente cruciale.

Ma fare tutto cio' significa anche spendere molto denaro. In Alaska la BP era l'azionsita di maggioranza della Alyeska, consorzio responsabile per l'oliodotto, ed era quindi il responsabile numero uno per il disastro del 1989. Anche nel caso  di quest'ultimoincidente nel Golfo del Messico, la BP aveva in affitto gli scavi sul pozzo nelle profondita' del oceano ed era quindi responsabile numero uno anche in questo caso per il disastro.

Come scrive Greg Palast, nel 1989 quando la nave Exxon Valdez s'arranco' nel Prince William Sound la BP sosteneva di avere pronti i "skirts" nonche' una squadra di lavoratori locali che potevano in pochissimmo tempo calarsi nelle acque gelide dagli elicotteri ed accompagnare in acua questi "boom" di gomma. La sera del disastro si rivelo' tutto falso. La BP non avevqa neanche un centimetro di "boom" a disposizione e tutti i lavoratori locali furono licensiati mesi prima e rimpiazzati con liste di lavoratori "fantasma" o nomi di persone prive di alcuna preparazione nel contenere una perdita di petrolio nell'oceano.

Quella sera, come scrive ancora Palast, "Il risultato dell'incidente della Exxon Valdez, che poteva essere contenuto nella zona intorno alla nave, ha invaso invece 1200 miglia di costa.  E ora rieccoci, Valdez in version cajun".

Anche nel caso del Golfo del Messico, la Becnel avrebbe detto a Greg Palast che uno dei lavoratori sulla piatta forma rivelo' che la profondita' del pozzo scavato era piu' profondo dei 18,000 piedi dichiarati. La BP non ha informato la Halliburton della profondita' in piu' e quest'ultima ha messo un "tappo" di cemento troppo piccolo rispetto a quello che sarebbe servito per la pressione piu' alta causata dalla maggiore profondita'. La Becnel dichiara che la colpa e' da attribuire a "grosse negligenze da parte di tutti". La BP ha ufficialmente smentito il suo impiegato sulla maggiore profondita' del pozzo.

Ma la cosa ppiu' grave e' che anche in questo caso la BP non era promnta ad affrontare una tale crisi per mancanza di materiale, umano e non. L'attesa per un vero intevento ha permesso alla falla di allargarsi e di creare un altro disastro ambientale che poteva tranquillamente essere evitato. Anche in questo caso quindi, la mancanza di controlli sui dipositivi di sicurezza di aziende come la BP, che hanno gia una storia di disastri ambientali alle spalle, ci ha portato a questa nuova emergenza. 

Bisogna ammettere che esiste anche un fattore sociologico negli Stati Uniti che alimenta queste situazioni paradossali e che rispecchia l'atmosfera politica e culturale negli USA. Ormai la polarizzazione estrema del quadro politico e' quasi completo. Di "bi-partisan politics" quasi non si sente piu' parlare. Gli attacchi poitici sono ormai privi di argomenti importanti per la vita delle persone. Troppo spesso vengono om,essi dai dibattiti gli accordi che avvengono tra alcune parti della classe politica e le alte sfere di aziende potenti come quelle petrolifere. Di accordi che la mancanza di una vera regolamentazione del settore alimenta.

La retorica in America martella sul fatto che il governo e' cattivo e che bisogna limitare al massimo il suo intervento nella vita delle persone. L'americano vuole tutto privato, solo per poi lamentarsi quando succede qualcosa come una auto difettosa dalle quale nascono degli incidenti mortali o una carrozzina per bimbi pericolosa... in quei casi si sente dire. "E' colpa del governo" "Dov'era il governo?", ecc. Il governo si era tolto di mezzo come aveva chiesto la gente lasciando il mondo del business in una specie di autogestione.

Gli americani devono decidersi se vogliono o no il governo negli affari. Per applicare leggi piu' forti ci vuole un governo forte, pronto ad imporre sanzioni o limitazioni ad aziende che creano questi disastri, soprattutto quando recidive. Il governo deve essere pronto a resistere alle insistenti visite di lobbisti aggressivi. Pronto ad affontare gli attachi che nasceranno a tutti i livelli se si arrivasse a passare una legislazione veramente inteligente sul mondo del petrolio e degli scavi in acque marine.

Per ora, abbiamo evidentemente a che fare con aziende prive di scrupoli e, in alcuni casi, anche di vervello. Il grande capo della BP, Tony Hayward, infatti ha tirato fuori una perla recentemente commentando l'ultima catastrofe nel Golfo del Messico, dichiarando che il disastro e' in realta' "molto piccolo rispetto alla grandezza dell'oceano intero".

 

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Ultimo aggiornamento ( Martedì 08 Giugno 2010 12:01 )