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Un altro disastro BP ma la stampa lo ignora

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di W. Kent

Il grande giornalista investigativo Greg Palast continua a regalarci delle perle sulla BP. Se non fosse per lui nessuno saprebbe che mentre il Mondo segue con il fiato sospeso le incompetenti azioni della British Petroleum nel golfo del Messico, in Alaska il 25 maggio la BP ha avuto un altro “incidente”. Gia, perchè più di 100,000 galloni sono fuoriusciti da un suo oleodotto nello stato artico degli Stati Uniti.

Si e’ infatti creata una frattura su una parte del Delta Junction, un oleodotto di 800 miglia.

 

Gli investigatori sostengono che la colpa e’ di “procedure non implementate nella maniera giusta”. Sembra ormai essere il motto dell’azienda.

 

Molti non sanno che la BP e’ un azionista di maggioranza dell’oleodotto in Alaska, come non sanno che la BP era responsabile per il disastro della Exxon Valdez nel lontano 1989. Ma a differenza del Deepwater Horizon nel Golfo del Messico, la BP non ci mette il nome. Ed e’ facile capire il perche: la manutenzione dell’oleodotto e’ quasi inesistente.

 

Come fa la BP a cavarsela ogni volta che crea un disastro? Lo fa con le stesse maniere usata dalla mafia: distruggendo le carriere di coloro che osano avviare indagini sulla sua condotta.

 

Palast racconta come il direttore della BP per le operazioni in Alaska abbia assunto un ex esperto della CIA per entrare di nascosto nella casa di un certo Chuck Hamel, che si era lamentato della fragilita’ dell’oleodotto. La BP ha condotto, con l’aiuto di un deputato americano, intercettazioni telefoniche sul povero Hamel, gettando fango sulla sua persona. Quando fu scoperto ed avviata un indagine, un giudice federale americano descrisse le azioni della BP come “cose che ci ricordano la Germania nazista”.

 

Un altro caso riguardo’ il Capitano James Woodle, allora a capo dell’oleodotto a Valdez, che fu costretto a dimettersi dopo che furono create false prove su una sua presunta infedeltà matrimoniale. Woodle aveva descritto le condizioni dell’oleodotto come “disastrose”.

 

Non finisce qui: nel 1989 mentre Palast indagava sul disastro della Exxon Valdez, un certo Dan Lawn, ispettore del governo americano avvertiva che l’oleodotto era “corroso”. C’e’ voluta una squadra di avvocati assunti dai sindacati americani per fargli mantenere il lavoro d’ispettore. Nel 2006, la BP ammise finalmente che esistevano parti dell’oleodotto che erano corrosi. Ma cinque mesi prima dell’annuncio Lawn era ancora al suo posto ed aveva scritto l’ennesimo avvertimento sulla corrosione dell’oleodotto. Strano che la BP non lo sapesse, sostiene Palast, visto che avevano fatto intercettazioni telefoniche anche sul suo telefono. 

 

Non vorremo però che la gente pensasse che la BP e’ semplicemente un azienda straniera che se ne frega dell’ambiente sul suolo statunitense. In realtà ha avuto il suo aiuto dall’America: fino all’anno scorso, il direttore della BP era Bob Malone, che era anche il vice presidente della campagna per la rielezione di George W. Bush. Il caro Signor Bush era talmente grato ed impressionato dal lavoro dell’azienda, che fece di tutto per riaprire il rifugio ambientale artico dell’Alaska (l’ANWR) a nuovi scavi per la BP.

 

In Alaska esistono ancora oggi chiarissimi segni della gestione degli oleodotti da parte dell’azienda. C’e ancora petrolio sulle spiagge dal disastro del 1989. La Exxon si prese la colpa dell’accaduto solo perchè c’era il suo nome sulla nave che creo’ il disastro. Ma erano funzionari BP, come spiega Palast, che avevano riempito i moduli in cui si garantiva che le predisposizioni di sicurezza e il materiale da soccorso era tutto li sulla spiaggia, pronto ad essere usato. Invece non c’era nulla e le spiagge sono ancora avvelenate dopo 21 anni.

 

La squadra di Palast scoprì quattro volumi di documenti falsificati sulle misure di sicurezza pronte all’uso in caso di disastro. E tutto ciò per risparmiare soldi!

 

La BP pero’ vorrebbe farci credere di essere ambientalista. Nelle foto diffuse delle sue fabbriche si vedono centinaia di pannelli solari, e hanno anche riverniciato tutti i loro benzinai il colore verde, per dimostrare l’amore che hanno verso madre natura. Ma i realta’ quel verde, come sostiene Palast, dimostra soltanto il loro amore per il….dollaro.
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