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Il primo colpo di stato dell'era Obama

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a cura della Redazione
By Cliff


Il recente colpo di Stato contro il presidente Zelaya in Honduras destava curiosita’ per vari motivi, primo: per l’eventuale reazione dell’amministrazione Obama nei confronti del primo colpo di stato da quando fu eletto presidente degli Stati Uniti. Altri motivi di riflessione riguardavano l’effetto del colpo di stato su un Sud America in evoluzione anti-americana.

 

In effetti i colpi di stato militari in Sud America sonno sempre stati all’ordine del giorno, e molto spesso con il beneplacito del grande fratello americano a nord dei Caraibi. Dall’avvento di presidenti apertamente anti-americani come Hugo Chavez ed Evo Morales l’America Latina ha intrapreso una via dell’indipendenza verso l’ingombrante vicino statunitense.

 

E’ in questo ambito che si sviluppa il colpo di stato a Zelaya alla vigilia di un referendum (non vincolante) sulla volonta’ degli Honduregni di cambiare la loro costituzione.  La costituzione poco espansiva e la partecipazione pubblica limitata in Honduras  creava seri dubbi sulla possibilita’ che un voto referendario sul cambio di costituzione passasse inosservato tra i poteri interni ed esterni di questo piccolo paese.

 

Riepiloghiamo brevemente la storia dell’Honduras. La costituzione honduregna fu scritta nel 1982 sotto l’egida del presidente Reagan durante le guerre sporche latino americane degli anni 80, e fu scritta con l’intenzione di limitare interferenze del popolo negli affari dello stato.

 

Il referendum promosso da Zelaya aveva il sostegno dei sindacati e anche dei movimenti sociali del paese, tutti convinti che un processo riformativo della costituzione fosse necessario. Ma pochi giorni prima della consultazione la Corte Suprema honduregna dichiaro’ la consultazione illegale, sotto richiesta del parlamento. Sia il ramo giudiziario che quello parlamentare sono notoriamente di destra e fortemente anti-Zelaya. La situazione degenero’ quando Zelaya depose il capo dell’esercito, Romeo Vazquez dopo che questo si rifiuto’ di distribuire materiale a favore del referendum. Vazquez sosteneva che non poteva distribuire il materiale per via dell’illegalita’ dichiarata della consultazione. Nel frattempo sostenitori di Zelaya scesero’ nelle strade di Tegucigalpa per protestare a favore del presidente.

 

Il giorno seguente, la Corte Suprema Honduregna ha ridato l’incarico al Generale Vazquez, smentendo ed umiliando il Presidente Zelaya agli occhi del pubblico. Il giorno dopo, Zelaya e’ andato di persona alla base militare per ritirare il materiale, e ha tenuto una conferenza stampa insieme a un gruppo di politici di diversi schieramenti, chiedendo unita’. Ma la mattina seguente, una sessantina di soldati sono entrati nel palazzo presidenziale e hanno preso ostaggio Zelaya, costringendolo a salire abordo di un volo che lo ha portato in esilio forzato in Costa Rica.

 

In tutto questo, cosa ha fatto la Casa Bianca di Obama? Negli anni 80, gli USA finanziarono molti interventi militari in Sud America per cercare di tenere lontano l’influenza dell’Unione Sovietica. Ora sembra ripetersi la stessa situazione: nonostante l’opposizione al golpe di molti leader latinoamericani, il portavoce statunitense disse semplicemente: “Siamo preoccupati per la sorte dell’Honduras.....e speriamo che le due parti trovino un accordo in conformità con la costituzione honduregna”. Non e’ casuale il riferimento alla costituzione, che secondo la Corte Suprema sarebbe stata violata da Zelaya.

 

Il Ministro degli Esteri Honduregno, Rodas lamenta l’impossibilita’ di contattare l’Ambasciatore americano Hugo Llorens da quando fu eseguito il golpe. Inoltre, il governo americano non ha piu’ rilasciato commenti sulla situazione e molti analisti sostengono che il modus operandi del golpe lascia intravedere chiaramente un coinvolgimento statunitense. Gli USA esercitano anche un potere propagandistico nel paese, con la USAID, che spende circa 50 milioni di dollari annui per “promuovere la democrazia” tramite organizzazioni non governative e partiti politici favorevoli agli interessi americani.

By Cliff - Campidoglio.org

 

I partiti conservatori honduregni hanno attaccato nei mesi recenti il Presidente Zelaya per la sua crescente amicizia con i paesi latino americani “di sinistra” e in particolare il Venezuela di Chavez e la Bolivia di Morales. Obama si dice preoccupato per la situazione in Honduras, ma non condanna in alcun modo il golpe e non dichiara di rifiutare il riconoscimento di un eventuale governo post-Zelaya. Le forze d’opposizione honduregne negano che ci sia stato un golpe nel paese e descrivono (in un intervista alla....CNN) come un processo di transizione cio’ che e’ avvenuto. Queste parole assomigliano molto (forse troppo) a quelle usate per descrivere la tentata rimozione con forza di Chavez in Venezuela nel 2002. Anche in quel’occasione fu usato il termine “governo di transizione” per descrivere il processo in atto.

 

Viene inevitabilmente da chiedersi dove e come sia cambiata la politica estera americana, soprattutto in Sud America da quando c’è Obama, “l’uomo del cambiamento”, alla Casa Bianca.

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Ultimo aggiornamento ( Martedì 21 Luglio 2009 12:28 )