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Feb 07th
     
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Obamanomics

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A cura della Redazione
By Cliff


Negli Stati Uniti non e' mai facile separare la politica dalle politiche, e gli ultimi 18 mesi hanno solo aumentato questa difficiolta'. Nell'ultimo anno gli USA hanno vissuto un elezione “storica”, una crisi finanziaria altrettanto “storica”, una serie di scommesse politiche, come il salvataggio di AIG e della GM, nonche' il passaggio di una manovra di stimolo all'economia di 787 miliardi di dollari e una riforma del sistema sanitario di 940 miliardi di dollari.

I media americani sono ancora spaventati dall'idea dell'avvento del “grande fratello” governativo, inteso come un governo federale che cresce in potere e nella sua capacita' di influenzare la vita dei cittadini. Questa paura ha creato una campagna mediatica in cui si cerca di tagliare le gambe al tentativo di Obama di rimediare ai problemi del paese. Con il risultato che molti cittadini iniziano ad essere delusi da Obama mentre altri, soprattutto i repubblicani, mostrano una vera e propria paura che il presidente sia il promotore di un socialismo “europeo” per gli Stati Uniti. Si vedono adesivi sulle macchine con la scritta': “Stimoliano l'economia, cacciamo Obama”.

In ogni caso, i sondaggi dicono che la popolarita' di Obama sia in calo (solo il 44% dice di approvare cio' che Obama ha fatto fin'ora). Un sondaggio di Bloomberg a Marzo rivela che per ogni sostenitore di Obama in America ce ne sono due che credono che l'economia si peggiorata da quando e' stato eletto il primo presidente di colore. Ma gli indicatori economici e finanziari ci dipingono un quadro molto diverso, che rende assolutamente ingiustificata la paure di un Obama distruttore dell'economia americana.

A Marzo, l'indice Standard & Poor's 500 ha guadagnato il 74% dai minimi di Marzo 2009, le obbligazioni corporative sono in aumento da un anno, e i prezzi delle materia prime sono in aumento. Anche il dollaro sta sostenendo un rally da almeno sei mesi, con un rialzo del 10% da novembre 2009.

Il mercato immobiliare si e' stabilizzato e i tassi sui mutui sono ai minimi.

Anche il settore manifatturiero e' in aumento da otto mesi e la fiducia dei direttori generali del mondo del business americano ha raggiunto il livello piu' alto dal 2006. Inoltre, a Marzo sono stati creati 162,000 nuovi lavori, piu' di quelli creati negli ultimi tre anni.

Poiche' la matematica non  un opinione c'e ora da chiedersi se i risultati positivi siano dovuti alle misure d'emergenza attuate dal governo americano o se si e' di fronte ad un nuoovo fenomeno economico: l'Obamanomics.

Fino a pochi anni fa la politica economica del partito democratico era basata sul “Rubinomics”, che prende il nome da Robert E. Rubin, il Ministro del Tesoro sotto Bill Clinton negli anni 90. Rubin era un ex co-presidente di Goldman Sachs che basava la sua politica economica su tre pilastri:  la riduzione della spesa governativa, l'abbassamento del deficit e il libero interscambio. Tutto cio' serviva ad assicurare i mercati finanziari, e per continuare ad attirare il flusso di capitale e di mettere quindi il paese sulla via della prosperita'

 

La politica di Obama e' apparentemente l'esatto opposto. L'amministrazione di Obama ha aumentato un  deficit gia enorme con i salvataggi (di ben 700 miliardi di dollari) di AIG e della GM, nonche' con la gia' citata manovra da 787 miliardi di dollari. Non ha fatto nulla per ora per favorire il libero interscambio di import e export e ha fatto tutt'altro che tranquillizare Wall Street, contro la quale ha usato una retorica anche a volte populista e parlando su una TV nazionale dei “grassi banchieri” di Wall Street. 

Nonostante tutto cio', Wall Street continua a volare. I media avranno scalfito i cuori della gente per Obama ma i mercati non hanno dato ascolto alle previsioni catastrofiche dei critici.

Martin Baily, che sotto Clinton era il Presidente del Consiglio di Consulenti Economici, sostiene che anche Rubin avrebbe preso le stesse misure adottate da Obama se si fosse trovato ad affrontare una crisi simile. Obama, dice Baily, sta superando la crisi senza aver perso d'occhio l'importanza e la salute dei mercati e delle aziende private. Quando Obama e' arrivato al potere molti a sinistra gli chiedevano di nazionalizzare le banche fallite, lui invece ha deciso di fornirgli capitale in prestito e ora quelle stesse banche stanno ripagando il capitale prestato grazie ai risultati incoraggianti dell'ultimo periodo. Questo tipo di politica economica ricorda molto quella di Rubin.

Anche la riforma del sistema finanziario di Obama, di cui si sta discutendo in questi giorni, pur avendo l'opposizione delle banche, in realta' lascierebbe perfettamente intatto gran parte della struttura attuale ed ignora le proposte di dividere i grandi istituti finanziari in una sorta di spezzattino, dove uscirebbero   istituti piu' piccoli, come si fece dopo il “crash” del 1929. Obama ha quindi scelto di lasciare intatto il settore privato, cercando di aiutarlo a guarire piu' che di cambiargli la pelle. Si potrebbe discutere a lungo sulla bonta' o meno della scelta di “non toccare” Wall Street, ma non sull'opportunismo politico che spinge molti ad accusarlo di essere il promotore di un sistema “socialista” basato sul “big government”.

Nonostante un deficit che per quest'anno dovrebbe aggirarsi intorno a 1,500 miliradi di dollari Obama vorrebbe portare il paese verso il bilancio che c'era nell'era Clinton, anche se i piani non prevedono tali risultati per ora. La sua amministrazione riconosce che il debito federale e' insopportabile a questi livelli.

Nonostante cio', anche molti avversari politici hanno dovuto ammettere che le politiche economiche dell'amministrazione Obama hanno migliorato la situazione. Phil Swagel, l'assistente Secretario del Tesoro per le politiche economiche nel governo Bush, ammette,  “Pur potendo fare di piu', come l'aver speso piu' soldi sui tagli alle tasse sulle corporazioni nel tantativo di stimolare gli investimenti e le assunzioni, la politica economica di Obama ha spinto l'economia nella direzione giusta” ammette Swagel.

Il pubblico purtroppo non vede i segnali positivi visti dagli economisti. Finche' il mondo del lavoro non si riprende e' probabile che il sentimento avra' la meglio sulle statistiche. In un sondaggio fatto tra coloro che investono in azioni, obbligazioni e fondi comuni, solo 3 su 10 dichiarano che il valore del loro portafoglio sia aumentato nell'ultimo anno, il che e' statisticamente impossibile visto i sostanziosi rialzi di borsa nello stesso periodo.

Un economista ha ammesso molto candidaente che se “Obama fosse stato un repubblicano staremo ora ascoltando numerose storie sui media su come i mercati stiano “votando” a favore del presidente”.

In ogni caso, i primi segnali di un risveglio economico non sempre aiutano nei sondaggi. Basta chiedere a George Bush padre che ha perso la corsa per la rielezione dopo aver tirato il paese fuori da una recessione nel 1991. Se anche il mercato del lavoro prendesse a crescere Obama potrebbe affrontare la elezioni di meta' legislatura dicendo “Guardate cosa ho fatto per l'economia” invece di doversi difendere da assurde accuse di comunismo e socialismo. 

Per ora invece Obama e' ancora sulla graticola. Ma con meno di sei mesi prima della prova elettorale Obama ha ancora del tempo per convincere gli americani che le sue politiche funzionano. Poiche' gli indicatori dimostrano che da cinque mesi a qusta parte i consumi in America abbiano ripreso ad aumentare, anche se lentamente, un abbassamento della disoccupazione potrebbe finalmente aprire gli occhi a cittadini ancora scettici, grazie a gran parte dei media americani, sui risultati dell'Obamanomics.

By Cliff
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Ultimo aggiornamento ( Venerdì 28 Maggio 2010 13:57 )