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Gli USA ancora nella morsa della “lobby israeliana”

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a cura della redazione
By Cliff

Lo scorso mercoledi, il gruppo di sei nazioni (USA, Francia, Gran Bretagna, Cina, Russia e la Germania) che sta negoziando sulla questione del programma nucleare in Iran si e’ incontrato per tentare di evitare di imporre sanzioni piu’ severe verso l’Iran. L’ONU ha gia imposto due cicli di sanzioni sul paese persiano.

L’incontro e’ avvenuto a seguito del rapporto dell’IAEA, l’Agenzia Internazionale sull’Energia Atomica, del 28 agosto. Nel rapporto, l’IAEA dichiarava che l’Iran non ha ancora sospeso le attivita’ legate all’arricchimento del uranio ed ha chiesto al paese di rassicurare il mondo sulle intenzioni puramente pacifiche del suo programma nucleare. Inoltre, il rapporto spiegava che l’Iran ha rallentato il programma nucleare e che sta aprendo agli ispettori dell’ONU molti siti fin’ora vietati del suo impianto nucleare a Nantanz.

 

L’Iran sembra aver ammorbidito la sua posizione, e pur non fornendo dettagli sull’operazione, ha guadagnato un entusiastica reazione da Washington sulla disponibilita’ a trattare con gli USA la questione.

 

Quest’ultimo dettaglio deve aver fatto innervorsire le autorita’ di Tel Aviv che hanno subito ripreso, tramite l’ormai famosa “lobby israeliana” negli Stati  Uniti,  ha dipingere un quadro apocalittico sul programma nucleare iraniano.  La voce della ”lobby” in questo caso (e come capita spesso) e’ il Wall Street Journal, che chiama il regime “fascista”  e chiede apertamente al presidente Obama di sostenere un attacco preventivo sulle installazioni nucleari iraniane.

 

Altri giornali e stazioni televisive “amiche” del governo israeliano stanno aderendo in piena forza all’idea che l’Iran e’ piena di “mullah impazziti pronti a cancellare Israele” dal pianeta. Ci raccontano che il regime iraniano considera come sacrificio accettabile la morte di milioni di donne e bambini iraniani per una nobile causa (la cancellazione, appunto, di Israele).

 

L’onda di propaganda si accende nonostante il rapporto dell’IAEA, che sostiene che il programma nucleare iraniano non abbia preso una piega militare, e che un qualsiasi tentativo di farlo sarebbe impossibile da nascondere alle autorità dell’agenzia.

 

Ciò ha fatto indispettire ulteriormente le autorità israeliane,che dipingono il capo dell’IAEA, Mohammad ElBaradei come un amico dello stato iraniano. Questo avviene nonostante quest’ultimo si sia lasciato spesso convincere dalle autorita’ americane ed israeliane a condannare l’Iran dopo ispezioni che non avevano portato alcuna prova di attivita’ militari legate al progetto nucleare di Teheran.

 

Tra le altre cose, l’approccio della “lobby” rischia di portare un irrigidimento del governo iraniano, che potrebbe usare la strampalata propaganda israeliana (e le minacce di un attacco preventivo) come scusa per giustificare una rottura delle relazioni sul programma nucleare e cercare davvero di sviluppare un programma militare lontano dagli occhi dei media e dell’IAEA.  

 

Gli effetti di un attacco israealiano sarebbero devastanti per almeno due motivi: primo, perchè porterebbe, come detto sopra, il governo iraniano a chiudersi e cercare di rovesciare il programma nucleare civile in un programma militare con la scusa che serve per difendersi da un vicino tanto violento come Israele: secondo, perche infiammerebbe tutto il medio oriente in un momento in cui il governo USA sta cercando disperatamente di portare la pace, o almeno un po di stabilita’ per potersi concentrare su obbiettivi diversi (l’Afghanistan).

 

Inoltre, le durissime sanzioni richieste da Israele contro l’Iran (blocco delle esportazioni di petrolio) potebbero portare quest’ultimo a ribellarsi, e a far pagare un prezzo alto agli interessi degli Stati Uniti, creando scompiglio nelle delicate guerre USA in Afghanistan e in Iraq.

 

Molti analisti sostengono, forse giustamente, che la recente nomina a Teheran di Ahmad Vahidi (un uomo ricercato dall’Interpol per l’attacco contro un centro Israeliano a Buenos Aires nel 1994), come ministro della difesa, serve come monito al mondo di non cercare alibi per giustificare un attacco militare in Iran.

 

La “lobby israeliana” invece cerca di convincere la Casa Bianca delle devastanti e pericolose consequenze di un attacco unilaterale israeliano nel caso le sanzioni non venissero approvate dal gruppo di sei nazioni negoziatrici. Quello che la “lobby” evita di menziona invece e’ che essendo Israele un paese che gia detiene (illegalmente) un arsenale nucleare, non potrebbe mai realmente correre pericoli da un paese vicino, almeno che quest’ultimo intraprendesse un azione suicida totale. I misili atomici israeliani potrebbero raggiungere in un attimo qualsiasi citta’ iraniana con una facilita’ allarmante, rendendo un attacco iraniano verso Israele nient’altro che un azione suicida per l’intero paese.  

 

Vedendo la debolezza con cui il governo americano abbia reagito alla recente decisione di Netanyahu di approvare la costruzione di nuove residenze nei territori occupati, dopo che Obama gli avesse chiesto energicamente di congelarle, c’e da credere che Washington finira’ per obbedire alle richieste della tanto potente “lobby israeliana” anche questa volta, con buona pace dei progetti di politica estera di Obama.

 

 

  

 

 

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Ultimo aggiornamento ( Domenica 13 Settembre 2009 18:00 )