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cura della Redazione
By Cliff
Due mesi, la Corte Suprema americana ha emesso un verdetto a dir poco controverso sul caso “United Citizens vs. Federal Election Commission (FEC)”, e che ancora sta creando tumulto nei corridoi di Washington. La sentenza riguardava l’anticostituzionalita’ della legge che vietava la partecipazione di corporazioni private alle elezioni americane.
Dal 1907, esisteva una legge che vietava alle corporazioni americane di finanziare, direttamente o indirettamente, l’elezione di un ufficiale pubblico.
Dopo la seconda guerra mondiale, il Congresso americano ha esteso questa legge ai sindacati, ma lo scorso 21 gennaio la Corte Suprema, con una maggioranza di giudici Repubblicani, ha votato 5-4 a favore della cancellazione di quella legge, basando la sua decisione sul concetto che “e’ contrario alla costituzione americana limitare le spese sulle elezioni basandosi semplicemente sulla identita’ del donatore”.
La sentenza della Corte Suprema mette, di fatto, sullo stesso piano grandi aziende e privati cittadini, dando ad entrambi lo stesso diritto d’influenza sul processo democratico americano. Come non notare l’enorme sbilanciamento di potere che si viene a creare a favore delle grosse multinazionali rispetto a quello di un normale cittadino? Negli ultimi anni, anche alcuni deputati Repubblicani, tra cui il candidato alle ultime elezioni, John McCain avevano aiutato a passare legislazione che rafforzava la legge ultra-centenaria contro la partecipazione delle corporazioni nel processo elettorale. Ma la Corte Suprema ha dichiarato che la legge violava il “Freedom of speech” (diritto alla parola) della Costituzione americana. Anche le povere corporazioni devono poter dire la loro su chi li governa, sembra dire la sentenza. Vien da chiedere: ma allora le lobby a cosa servono?
L’aspetto piu’ sorprendente di questa facenda pero’ e’ il fatto che la polemica nata negli USA non riguarda tanto l’uso di finanziamenti elettorali da parte di aziende americane, che ora potranno inondare le TV e i quotidiani con pubblicita’ a favore di un candidato, quanto di quelle straniere. Gia, perche’ quello che turba i sogni di molti americani e’ il rischio che le corporazioni straniere possano iniziare ad influenzare il processo elettivo statunitense. Il presidente Obama, mercoledi scorso ha tuonato contro la decisione della Corte, dicendo che “spalanca le porte alle grosse lobby– tra cui anche le corporazioni straniere – permettendogli di spendere senza limiti nelle nostre elezioni”. Il giorno dopo, il senatore Repubblicano Mitch McConnell, rispose che il presidente americano “si sbagliava clamorosamente”.
Esperti di leggi elettorali sostengono che probabilmente entrambi si sbagliano. Spiegano che le corporazioni straniere non possono versare fondi elettorali ai partiti o a un candidato direttamente, pero’ ha specificato che le loro filiali negli USA possono farlo. Significa che da oggi, una qualsiasi azienda non-americana con una filiale negli USA puo’ spendere quanto vuole sulle elezioni statunitense”, dice Tara Malloy, un avvocato con il Campaign Legal Center di Washington.
Esiste attualmente una legge che limita il finanziamento delle corporazioni straniere nelle elezioni USA: “Un cittadino straniero non puo’ partecipare o controllare, ne’ direttamente ne’ indirettamente, al processo elettivo americano”. La legge si riferisce implicitamente al finanziamento ai partiti o ai candidati. In poche parole, la legge attuale dice che una filiale americana di un azienda straniera puo’ spendere soldi sulle elezioni ma solo se quei soldi sono stati guadagnati sul territorio statunitense e se i dipendenti americani di quell’azienda siano d’accordo su come spendere quei fondi.
Ma il dubbio riguarda l’effettiva capacita’ della FEC di monitorare le spese (elettorali) di aziende multinazionali straniere. Esiste anche la questione di aziende straniere controllate dai governi. Come fare se un azienda statale cinese, venezuelana o iraniana, per esempio, cercasse di influenzare il voto degli americani? Se lo stanno chiedendo in molti in questi giorni.
Salta subito all’occhio la discrepanza tra l’attenzione troppo morbosa nei confronti degli stranieri e troppo rilassata verso le aziende americane. Il rischio e’ che inizi una nuova era, in cui le aziende private americane potranno dominare il processo elettorale. L’enorme liquidita’ a disposizione di molte di queste aziende permettera’ a loro di spendere montagne di soldi su pubblicita’ televisive e sulla carta stampata, portando un impatto importante sull’opinione pubblica, cercando di sterzare i voti di quest’ultima verso candidati “amici” delle corporazioni.
La scorsa settimana, legislatori democratici hanno preparato un disegno di legge che mira a ridimensionare la sentenza della Corte Suprema. Vogliono rendere la vita difficile, anzi difficilissima, alle aziende straniere che cercano di sfruttare questa sentenza per inondare di soldi la campagna elettorale americana. Alcune delle misure nel Ddl includono l’inasprimento degli obblighi di divulgazione sui guadagni di aziende straniere che decidono di partecipare al processo elettorale con finanziamenti, l’obbligatorieta’ del direttore di un azienda (americana o straniera che sia) ad apparire personalmente alla fine dello spot dicendo che lui abbia appoggiato quella pubblicita’ a favore o contro un candidato, nonche’ l’obbligo di elencare alla fine dello spot i nomi di tutti i donatori dello spot stesso.
Molti legislatori della legge ammettono pero’ che non si puo’ fare molto contro una sentenza cosi ampia come quella della Corte Suprema americana. Al massimo si cerchera’ di mettere dei paletti nel tenativo di frenare il piu’ possible gli effetti della sentenza. Tra l’altro, molti sostengono che anche nel caso il Congresso USA riuscisse a passare una legge che contrastasse gli effetti della decisione della Corte, e’ quasi certo l’appello della Corte stessa. Ne seguirebbe una battaglia epocale tra poteri dello stato in USA.
Pur non condividendo la nefasta decisione della Corte Suprema USA, bisogna riflettere su almeno un risvolto potenzialmente positivo per il resto del mondo. Gia’, perche’ non si puo’ fare a meno di pensare che se gli stranieri avessero avuto la possibilita’ di partecipare alle elezioni del 2004, la maldestra amministrazione di George W. Bush avrebbe avuto molta piu' difficolta' ad essere rieletta.
By Cliff







