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Nuove lobby nascono a Washington

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a cura della Redazione
By Cliff


Recentemente abbiamo scritto della preoccupante decisione da parte della Corte Suprema americana, che a gennaio voto' 5-4 per abrogare una legge ultra centennale che vietava alle corporazioni private e alle multinazionali di finanziare publicita’ politiche durante la campagna elettorale. Si temeva l’arrivo di nuovi potenti attori sulla scena elettorale statunitense e ora si puo’ dire che le paure erano piu' che fondate

. Ma forse nessuno si aspettava che fosse la Camera di Commercio degli Stati Uniti ad entrare prepotentemente sulla scena politica.

 

La Camera di Commercio infatti, ha aggiunto ai propri affiliati 6 milioni di nuovi iscritti. Questo gruppo

in grado di sfidare le piu’ grandi e potenti lobby americane nonché i partiti tradizionali. I fondi collezionati fin d’ora sono da record e la lista dei donatori e' composta da ricchissime aziende ed individui.

 

Ufficialmente la Camera di Commercio USA e’ un organizzazione bi-partisan e senza scopi di lucro, ma negli ultimi anni ha virato decisamente verso destra.  Nel 2008, l’86% della spesa del Comitato d’Azione Politica della Camera e’ andato ai Repubblicani. La Camera di Commercio si difende spiegando che ha 3 milioni di compagnie iscritte che pagano le tasse d’iscrizione, ma documenti dimostrano che il Tesoro della Camera di Commercio arriva da appena una dozzina di aziende che piu’ delle altre sentono gli effetti delle leggi varate a Washington.

 

Il nuovo progetto della Camera (chiamato “Friends of the U.S. Chamber”) e’ stato ideato dal suo direttore politico, Bil Miller. Miller si sta concentrando su 22 stati, tra i quail il Colorado, dove il Senatore reggente, il Democratico Michael Bennet e’ vulnerabile; nel Arkansas dove un altro Senatore democratico, Blanche Lincoln faticherà ad essere rieletto e nell’Ohio dove la Camera di Commercio pensa di poter vincere seggi sia nella Camera dei Deputati che nel Senato.

 

L’organizzazione della Camera ha gia generato circa un milione di lettere ed email a deputati del Congresso, di cui 700,000 erano in diretta opposizione al piano di Obama di varare una riforma del disastrato sistema sanitario americano. Inoltre, lo scorso autunno, la Camera di Commercio ha messo in campo una squadra che lottasse a Washington contro la legge di Obama che limitava le emissioni di CO2.

 

Nonostante il successo della Camera in tempi recenti, gli organizzatori sostengono che la prossima grande “espansione d’influenza” arrivera’ dalle strade con manifestazioni di supporto o di opposizione a determinati candidati e con operazioni mirate a portare le gente a votare.

 

Un altro nefasto verdetto della Corte Suprema nel 2007 ha permesso alla Camera di Commercio di donare un milione di dollari in pubblicita’ varie per favorire l’elezione del repubblicano Scott Brown nel Massachusetts. Con quella vittoria, brown ha preso il posto del defunto Senatore Ted Kennedy, che aveva tenuto quell seggio saldamente nelle mani del Partito Democratico per piu’ di 50 anni, dando una maggioranza di soli 59 posti nel Senato al Partito di Obama e mettendo in serio pericolo la riforma del sistema sanitario. Con una maggioranza di 60 voti i Democratici potevano superare l’ostruzionismo dei Repubblicani, ma dall’elezione di Brown, questo non e’ piu’ posibile.

 

Alcune azienda come la Apple hanno lasciato la Camera di Commercio per la sua posizione su temi ambientalisti ma nel frattempo molte altre grandi aziende si sono iscritte.

 

Il verdetto di gennaio della Corte Suprema non solo ha cancellato piu’ di cento anni di leggi che vietavano alle aziende private di partecipare finanziariamente a pubblicita’ politiche durante la campagna elettorale, ma ha anche tolto il disaggio provato da molti grossi imprenditori nel influenzare la classe politica. Alcuni per paura di ripercussioni sui loro prodotti, altri per paura di azioni legali, per via della miriade di leggi che regolavano il settore fino ad un mese fa, sceglievano di rimanere fuori dalla scena politica. Ma la decisone della Corte Suprema sembra aver cancellato questi scrupoli.

 

Nelle elezioni del 2008, il rivale di Obama, John McCain (Repubblicano) aveva minacciato di perseguire legalmente qualsiasi suo sostenitore che utilizzasse soldi per finanziare un azienda esterna che mandava pubblicita’ televisive politiche in onda durante la campagna elettorale. Ora viene clamorosamente smentito dal suo stesso partito.

 

La Camera di Commercio ha creato questo gruppo gia nel 2008 ma la vera crescita fu quella nel 2009, dove aziende di consulenza sono state assunte per trovare potenziali alleati tramite studi sulla popolazione: quali riviste leggono, a quale partito sono scritti e quali prodotti comprano al supermercato. Una volta individuate, queste persone venivano poi “attivate”, cioè gli veniva richiesto di scrivere lettere al Congresso o di inviare email a deputati e senatori. Anche lo staff interno della Camera e’ stato “attivato” offrendo ai senior leaders incentivi salariali e commissioni: piu’ soldi riescono ad alzare e più vengono pagati.

 

Miller si difende sostenendo che il numero di sostenitori “attivi” e’ piu’ o meno uguale a quello di “Organizing for America”, il network conosciuto meglio come “Obama for America”, che ha aiutato il presidente Obama ad essere eletto e che ha il doppio degli iscritti, per ora, rispetto al “Friends of the U.S. Chamber”.

 

Fatto sta che nel 2009 il U.S. Chamber of Commerce ha speso $144.5 milioni di dollari per attivita’ di lobbying a Washington. Il secondo nella classifica, la Exxon Mobil ha speso $27.4 milioni, le aziende farmaceutiche erano terse con $26.2 milioni, la General Electric $25.5 milioni e la Pfizer, $24.6 milioni di dollari. Questi numeri indicano senza alcun dubbio l’esplosione di forza politica della Camera di Commercio e anche il ruolo potenzialmente decisivo in questo anno di elezioni congressuali.

 

Inoltre, il U.S. Chamber of Commerce ha speso recentemente un ingente quantita' di denaro per combattere il tentativo del Congresso di riformare il distorto sistema finanziario americano che ha permesso a Wall Street di affondare l'economia americana e mondiale per puri scopi di lucro. Il recente caso di Goldman Sachs e' una prova lampante del bisogno di questa riforma e il partito democratico lo ha usato in quel senso. Anche il partito repubblicano, che aveva cercato di bloccare il dibattito sulla riforma, si e' dovuto tirare indietro dopo aver toccato con mano l'ostilità della gente contro quello che considerava un tentativo di difendere le potenti banche di Wall Street. Un organo come la Camera di Commercio nazionale puo' invece insistere senza grandi problemi a trasformarsi in una delle tante lobby che difendono gli interessi dei giganti bancari di Wall Street senza doverne rispondere agli elettori.

 

Ma esiste anche una questione di trasparenza. Visto che l’organizzazione in questione e’ la Camera di Commercio, i gruppi all’interno di essa possono ricevere grossi contributi finanziari da aziende o da individui abbienti in una maniera che permette loro di non dover dichiarare la provenienza di quei soldi. In particolare, le aziende possono donare soldi alla Camera di Commercio e quest’ultima puo’ utilizzare quei soldi per finanziare pubblicita’ che mirano a sostenere o a distruggere politicamente determinati candidati senza dover rivelare il nome dell’azienda donatrice.

 

La maggioranza Democratica al Congresso USA sostiene di voler cambiare questo particolare, costringendo chiunque finanziasse pubblicita’ a rivelare il nome del finanziatore o del gruppo di finanziatori. Ma queste leggi sono ora diventati piu’ difficili da passare dal momento che l’elezione di Scott Brown ha fatto perdere al Partito Democratico la soglia cruciale dei 60 voti di maggioranza al Senato.

 

Inoltre, dai registri del Fisco scopriamo che nel 2008, sole 19 aziende iscritte alla Camera di Commercio USA hanno pagato ad essa da un milione di dollari fino a 15.3 milioni di dollari (il 30% del totale degli incassi della Camera). Poiche’ la Camera di Commercio e’ un organizzazione senza scopo di lucro, e’ costretta a rivelare tutte le donazioni ma non i nomi dei donatori.

 

Anche alcune organizzazioni sindacali o para-sindacali hanno iniziato a rifiutarsi di dichiarare al pubblico i dettagli riguardanti i suoi donatori, facendo temere ai legislatori di avere vita difficile nel passare leggi che mirano a rendere piu’ trasparente l’oscuro mondo del finanziamento politico di partiti o candidati durante le campagne elettorali.

 

Viviamo quindi nel paradosso di un voto della Corte Suprema USA che ha, da una parte, fatto conoscere al grande pubblico i modi in cui agiscono da dietro le quinte le grosse aziende che cercano di influenzare le scelte politiche degli americani ma, dall’altra, rendendo queste attivita’ legali, ha di fatto tagliato le gambe a chi volesse limitare la liberta’ d’azione delle potentissime lobby che girano per i corridoi di Washington per conto di quelle aziende.

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Ultimo aggiornamento ( Giovedì 10 Giugno 2010 10:07 )